90) Jonas. La responsabilit per il da-farsi.
In questa lettura Jonas prende in considerazione non il rapporto
fra ci che abbiamo fatto e le nostre responsabilit, ma la
responsabilit in rapporto a ci che dobbiamo fare (e abbiamo il
potere di farlo).
H. Jonas, Il principio responsabilit (vedi manuale pagine 444-
445).

 Esiste per ancora un concetto complementare diverso di
responsabilit che non riguarda la resa dei conti ex-post-facto
per quanto  stato compiuto ma la determinazione del da-farsi,
rispetto al quale io mi sento responsabile in primo luogo non per
il mio comportamento e le sue conseguenze, bens per la causa che
m'impone di agire. Ad esempio, la responsabilit per il
benessere altrui non si limita a selezionare propositi di azione
dati in vista della loro ammissibilit morale, ma obbliga ad
azioni che non sono progettate per nessun altro scopo.
[...].
Il per che cosa si trova fuori, di me, anche se nell'ambito di
influenza del mio potere, e ne dipende nel bene e nel male. Il
per che cosa contrappone al mio potere il suo diritto di
esistere a partire da ci che  o pu essere, e assoggetta il
potere mediante la volont morale. La causa diventa mia, poich il
potere  mio e ha una relazione causale proprio con lei. Ci che 
dipendente nel suo diritto autonomo acquista potere normativo, ci
che  potente nella sua causalit viene sottoposto a obbligazione.
Il potere diventa oggettivamente responsabile per ci che in quel
modo gli viene affidato, e vi si impegna affettivamente mediante
la presa di posizione del senso di responsabilit: nel sentimento
ci che  vincolante viene a legarsi alla volont soggettiva. Ma
la presa di posizione del sentimento non ha la sua origine prima
nell'idea di responsabilit tout court ma nel riconoscimento della
bont peculiare della causa, nel modo in cui essa influenza il
sentire e umilia il puro egoismo del potere. In primo luogo viene
il dover essere (Seinsollen) dell'oggetto, in secondo luogo, il
dover fare (Tunsollen) del soggetto chiamato ad averne cura.
L'esigenza dell'oggetto da un lato, nell'assenza di garanzie della
sua esistenza, e la coscienza morale del potere dall'altro, nella
colpevolezza della sua causalit, si fondono nel senso affermativo
di responsabilit del soggetto attivo, che gi da sempre
interferisce nell'essere delle cose. Se vi si aggiunge l'amore, la
responsabilit viene elevata dalla dedizione della persona che
impara a temere per la sorte di chi  degno di esistere e di
essere amato.
Quando oggi parliamo della necessit di un'etica della
responsabilit futura intendiamo proprio questo tipo di
responsabilit e di senso della responsabilit, non la vuota
responsabilit formale di ogni agente per la sua azione. Dovremo
metterla a confronto con il principio motivazionale dei precedenti
sistemi morali e delle loro teorie. Empiricamente ci avvicineremo
nel modo migliore a questo concetto sostanziale, finalistico,
della responsabilit, se ci chiederemo che cosa si pu intendere
con agire irresponsabile (visto che possiamo affermare senza
contraddizione, sulla base dei due differenti concetti di
responsabilit, che si  responsabili anche per le azioni pi
irresponsabili). In questo caso andr per escluso il senso
formalistico di irresponsabile = privo della capacit di
rispondere di qualcosa e perci tale da non poter essere ritenuto
responsabile.
H.  Jonas, Il principio responsabilit, Einaudi, Torino, 1990,
pagine  117-118.
